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Canone Rai, pioggia di solleciti per le aziende che usano il Pc

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28 giugno 2014 07:35 – fonte notizia tvdigitaldivide 

 

Pioggia di bollettini Rai nelle aziende e scoppia la rivolta. L’ultima mossa della Rai per fare cassa sarebbe quella di far pagare il canone alle aziende che hanno un computer. L’importo richiesto è di 407,35 euro.

Viale Mazzini infatti dalla sede Rai di Torino sta spedendo in tutta Italia le lettere per chiedere per quella cifra, il cosiddetto “canone speciale“, a proprietari di bar, ristoranti, alberghi, negozi, sedi di partiti politici, insomma per chi è titolate di un locale pubblico e – presume la Rai – anche un ricevitore tv al suo interno.

Dalla lettera firmata dalla Direzione canone: «Vi informiamo che le vigenti disposizioni normative impongono l’obbligo del pagamento di un canone speciale a chiunque detenga, fuori dall’ambito familiare, uno o più apparecchi atti o adattabili – quindi muniti di sintonizzatore – alla ricezione delle trasmissioni televisive, indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti». Quindi, chiunque sia in possesso di un monitor, un videoproiettore o qualsiasi altro strumento attraverso il quale si potrebbe guardare la televisione, deve pagare. Perché «è determinante la detenzione dell’apparecchio – spiega ancora la lettera Rai – indipendentemente dall’eventuale destinazione ad usi diversi dalla visione di programmi televisivi».

La cartelle dell’imposta del canone speciale stanno arrrivando presso le aziende e le società di tutta Italia. E fioccano le proteste. «Ma mica guardiamo la televisione, lavoriamo appunto», dicono in molti. «Ma non ci penso nemmeno, vengano a prenderle con il carro armato», si lamentano altri. Sta di fatto che il cosidetto canone speciale è la tipologia di imposta per il possesso di un apparecchio tv più evasa: l’evasione supera il 90% delle imprese e secondo stime di qualche anno fa ogni anno sottrae alle casse dello Stato tra i 400 e i 500 milioni di euro.

A Lodi e in tutta la Lombardia sono arrivate in questi giorni. Il consigliere regionale Pietro Foroni contesta che «le richieste di pagamento sono giunte alle attività produttive, commerciati, centri estetici e assicurazioni per il semplice fatto di possedere un PC che, ha detto di qualcuno, è abilitato a ricevere trasmissioni tv».

Secondo il CNA di Forlì-Cesena il problema del pagamento del canone speciale era già stato sollevato nel 2012 e chiarito da un intervento del Ministero dello Sviluppo Economico con nota del 22 febbraio 2012, a seguito di una dura presa di posizione di Rete Imprese Italia, che escludeva dall’obbligo del pagamento tutti gli strumenti (PC, apparecchi di videosorveglianza, monitor, smartphone, tablet, eccetera) privi di sintonizzatore per la ricezione di trasmissioni radiotelevisive. E lo stesso CNA rassicura gli imprenditori che nulla è cambiato rispetto a due anni fa e che pertanto l’obbligo rimane in vigore solo per quegli strumenti che possono ricevere le trasmissioni radiotelevisive in quanto dotati di relativo sintonizzatore tv. Peraltro, non esiste alcun obbligo di risposta alla lettera in questione: «l’eventuale replica alla sede Rai della propria regione sarà una scelta personale dell’impresa», notifica il CNA.

«Rimane però l’amarezza – sottolinea Enzo Cortesi, presidente di CNA Forlì-Cesena – per una richiesta che, al di là della sua legittimità, appare paradossale e anacronistica. Un commento che non cambia, rispetto a quello del 2012: il tono sprezzante, quasi offensivo, con cui vengono trattate le imprese, alla stregua di evasori che non pagano il canone Rai. Imprese, magari questo vale la pena sottolinearlo, dove i computer vengono usati per lavorare, non per guardare programmi televisivi, nemmeno quando si disputano i Mondiali di Calcio. A differenza di quanto pensano, evidentemente in modo strumentale, i dirigenti Rai».

Fonti: Cittadino di Lodi | laprovinciadicomo.it | forlitoday.it | today.it | giornaledellumbria.it

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